Ho trovato persino mia madre a scompisciarsi per questa pubblicità progresso sul terribile tarlo asiatico che minaccia gli alberi lombardi.
Il bambinetto è da oscar per l'interpretazione. Alla fine non ho capito se devi catturarlo oppure segnalarlo e basta perché vengano a prenderlo, comunque penso che se mi trovassi davanti quel bacarozzo formato extralarge chiamerei minimo i pompieri (posto che io non svenga prima).
Tra l'altro tutto ciò non fa che richiamare alla mente il parallelo entomologico con la soluzione del rebus:


Ritorno sotto il palco di Villa Arconati: ad aspettarci la francese Camille, che non conoscevo, e la più famosa Cat Power.
Cantano e affascinano in modi diversi: la prima - per dare una vaga idea, viene definita una Björk francese - si presenta sul palco con pianoforte, percussioni e sette musicisti, e dà vita a una performance che ha del teatrale. Protagonista assoluta è la sua voce, anche se per qualcuno il motivo di interesse del concerto è stato l'oblò sul retro dell'ultimo vestito da lei indossato, strategicamente piazzato (no, non ho centrato lo scatto giusto, ma scommetto che su flickr si moltiplicheranno...).
Dopo una luuuunga pausa e ormai ben oltre le 23.00 comincia il live di Cat Power: attesissima dal suo pubblico, ben presto avvolto e conquistato dalla sua voce eterea e da una presenza scenica fortissima.
Di più non riesco a dire, sia perché non conoscevo bene le artiste (la prima per niente), sia perché il discorso foto, con il relativo solito cinema, ha assorbito la maggior parte delle mie attenzioni. Dico cinema perché per un'oretta è sembrato che dovessimo andarcene tutti a casa a causa del rifiuto di Cat per ogni tipo di foto; poi prima dell'inizio del live di Camille - le solite three songs no flash - ci viene detto che Cat concede i primi due pezzi.
Contentezza poi gelata (almeno per me, che proprio non ho le capacità e i mezzi per gestire una situazione così) dal fatto che in questi primi due pezzi le luci sono (per me, ripeto) impossibili, deboli, orientate in modo da disegnarle l'enorme ombra del microfono sul volto, con lei che zompa da una parte all'altra in modo imprevedibile, vestita praticamente in grigio, il fondo grigio, tutto buio. Uff.
Qualcosa ho cercato di combinare, bianco e nero, nitidezza ti saluto e rumore rumore rumore. Qui il set della serata.

Scommetto che chi sbircia il sito di Internazionale, e il sempre interessante blog di Tina Spacey, ha già sperimentato questo giochino: Wordle, applicazione che ricerca le parole usate più spesso in un testo (quindi anche nei testi sul web) e le compone in una "nuvola", con layout, font e colori a scelta.
Qui sopra c'è il mio wordle, aggiornato al post precedente: ma quante volte scrivo anche e vabè?
Vabè. :)









Il problema è che, anche se mi piacerebbe trapanare tutto quanto in una sola sessione, so già che ci saranno diverse rate per questi lavori: e dover andare in giro a elemosinare un trapano ogni volta mi manda già in sbattimento.